Il progetto educativo

Il progetto educativo

Lo spazio e l’intervento educativo sono orientati a considerare l’esperienza del baby parking come un momento educativo, che si verifica attraverso il gioco. Lontani dal concetto d’intrattenimento e di movimento ad obbiettivo agonistico (esperienze che è già possibile trovare in altri contesti), l’offerta pedagogica mette in risalto le esperienze domestiche come quelle che si possono fare nell’ambiente cucina. Per tanto i laboratori e i giochi proposti ripercorrono le fasi di preparazione di un alimento, fasi che si ripetono durante tutta la giornata, per permettere l’inserimento del bambino in qualsiasi momento. Tutte le esperienze d’interazione con i vari materiali rappresentano esperienza/gioco in grado di incrementare l’apprendimento di esperienze percettive ed emotive collettive, secondo la proposta educativa. Gli aspetti di accoglienza e di inserimento nel gruppo di gioco sono di fondamentale importanza, il genitore viene assistito dal primo momento in cui accede al baby parking, da questo accesso inizia il servizio, verrà contabilizzato anche il tempo di coerenza del genitore (ci saranno agevolazioni e promozioni per la prima ora di servizio).

La proposta educativa e l’intero progetto è dedicato a bambini dai 18 mesi ai 6 anni (con la possibilità di estenderlo fino agli 8 anni suddividendo l’attività in due gruppi), con un’attenzione particolare ai genitori che utilizzeranno il servizio secondo le loro necessità. La possibilità di far rimanere i genitori nella zona di accoglienza e nello spazio antistante, consente un graduale ambientamento all’interno della struttura e una conoscenza della proposta attraverso la relazione con gli operatori.

Approccio ambientale

La visione proposta è una “visione ecologica” che concepisce il bambino inserito all’interno di un contesto di vita e di relazione che lo influenzano profondamente. Le relazioni, infatti, in questi primi anni di vita, rappresentano un bisogno primario di sviluppo e un grande strumento di stimolo delle potenzialità. In particolare la letteratura pedagogica ha sottolineato il ruolo svolto dalle relazioni tra pari e dalla relazione con gli educatori, che forniscono un sostrato emotivo prezioso alla realizzazione delle differenti esperienze di crescita.

BAMBINO/BAMBINO:

l’esperienza sociale stimola il bambino a tener conto degli altri, imparando naturalmente a rispettare la diversità e i differenti modi per risolvere i problemi. Il confronto con i pari diventa così un momento fondamentale per acquisire via via maggiore consapevolezza di sé, capacità comunicative più ampie ed acquisire nuove competenze ed apprendimenti adottando forme di cooperazione nella comunità dei pari in cui ciascuno chiede e offre aiuto all’altro. In questo scambio le diversità culturali, fisiche e di genere diventano le risorse che stimolano la maturazione di tutte le dimensioni dello sviluppo dell’uomo.

ADULTO/BAMBINO:

il progetto educativo proposto, attento ai bisogni e alle potenzialità dei piccoli ospiti si basa sul rapporto di fiducia, cura e guida che si instaura tra adulto e bambino. È l’adulto infatti che deve saper cogliere le sue richieste, soprattutto implicite, ponendo in essere un rapporto educativo empatico, rispettoso, e consapevole. La figura dell’educatore in questo contesto è centrale in quanto facilita e sostiene i processi di apprendimento, di socializzazione e di scoperta con attenzione costante e capacità di guida.

SERVIZIO/FAMIGLIA:

questo rapporto, attraverso cui una conoscenza più profonda del bambino indirizza l’azione educativa e allo stesso tempo permette forme di sostegno alla genitorialità, deve essere caratterizzato dal continuo scambio e da rapporti di reciprocità, in una prospettiva dinamica che agevoli il processo di crescita del piccolo utente . I colloqui, l’accoglienza, le attività fatte in collaborazione, le situazioni informali di incontro sono parte integrante del servizio.

L’AMBIENTE FISICO

L’allestimento dello spazio fisico è uno degli elementi principali della progettazione dei servizi educativi per l’infanzia. Orienta il comportamento dei bambini favorendo lo sviluppo delle relazioni con i pari e con gli adulti, stimolando e costruendo quella dimensione di benessere e di sicurezza necessaria in questo momento della crescita. Spazi modulati avendo come obiettivo lo sviluppo dell’autonomia e la possibilità di muoversi liberamente ma in sicurezza. E per supportare momenti fondamenti, quali l’accoglienza, il riposo, le proposte di esplorazione/sperimentazione del mondo, degli oggetti e dei materiali suggerite nelle attività laboratoriali. Inoltre, aiutano il bambino a creare una sorta di “mappa cognitiva” della realtà circostante, strumento che lo guida nell’approccio alle nuove conoscenze e nella rappresentazione di se. Gli arredi e i materiali sono scelti non solo per le loro caratteristiche funzionali e di sicurezza, ma anche per la capacità che hanno di veicolare in modo informale la scelta educativa e di sollecitare le esperienze del bambino: un materiale più povero, appartenente alla vita quotidiana, ad esempio invita alla scoperta di tutti i suoi possibili usi.

Gli angoli

Il gioco è in questa fase, insieme al problem solving e al setting laboratoriale, l’approccio metodologico che ci sembra più adatto, in tutte le sue forme.

Attraverso esso il bambino può fare semplici deduzioni o individuare somiglianze che permettono man mano la costruzione della sua “mappa del sapere”, può porsi di fronte alle situazioni da un altro punto di vista (il gioco di ruolo) o rappresentarsi la realtà attraverso categorie a lui più adeguate (il gioco simbolico).

Come abbiamo pensato di costruire lo spazio:

L’uso del muro: le pareti possono utilizzate per sistemare delle mensole e arredate con pannelli di stoffa. Le mensole sono di servizio per l’adulto, in modo che lo spazio in basso rimanga tutto a disposizione dei bambini. Hanno anche una funzione estetica perché interrompono la continuità della parete e possono accogliere delle piantine che la guarniscono, scendendo  e percorrendo tratti di muro. I pannelli in stoffa sono posti ad altezza bambino. In particolare i pannelli sono pensati per poter essere toccati ed esplorati sensorialmente (es. le figure sono cucite in rilievo).

Per accogliere i bimbi più piccoli, può essere utile uno spazio articolato in modo da creare zone con funzioni diverse: un tappeto, uno spazio libero per il movimento (un tappeto con dei cuscini), una semplice stecca alla parete e un’ampia mensola capiente che risolvono l’organizzazione del gioco euristico. Per il riposo, un angolino protetto (es. una tenda o  una casetta in cartone) dove rifugiarsi per un po’ di tranquillità, con un pavimento “morbido” (materassini).

In un altro angolino si può approntare un piccolo spazio per il gioco simbolico e un angolo travestimenti, pochi, ma essenziali materiali accanto ad un piccolo, ma efficace spazio dedicato alla lettura, allestito di fronte al tappeto, per l’accoglienza e l’ascolto. Uno spazio accogliente dove sdraiarsi e accoccolarsi al bisogno.

Lo spogliatoio è studiato in modo da occupare meno spazio possibile. E’ funzionale, perché oltre allo spazio per il cappotto c’è anche il posto dedicato allo zaino e alle pantofole. Lo spazio spogliatoio è utile per sviluppare l’autonomia nello spogliarsi e vestirsi, e come “porta d’accesso” per il bimbo, per entrare in contatto con lo spazio laboratoriale, nel momento dell’accoglienza. Il momento dell’accoglienza ha una grande rilevanza, per l’acquisizione di una positiva immagine di sé e per la costruzioni di nuove relazioni improntate alla fiducia. Da un altro punto di vista questo è anche il momento privilegiato di incontro tra la famiglia e il servizio, durante il quale si possono porre le basi per la reciproca conoscenza e collaborazione.

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